CODICI VARIABILI

Lia Malfermoni

Galleria a QU.BI.
Corso Fogazzaro, 21
Orario10-13 e 15-18.30
Chiude il 7 ottobre 2017
Inaugurazione sabato 23 alle ore 18.30

di Maria Lucia Ferraguti

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Lia Malfermoni (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)

“Cercare, sperimentare, trovare… come Picasso…”. Afferma Lia Malfermoni riferendosi agli Scroll, le lunghe strisce di tela arrotolate e pronte per l’esposizione. Gli Scroll, codici viaggianti arrotolati, raccontano di parole in forma di segni e di segni simili a scritture, di caratteri a stampatello stesinel fluire dell’inchiostro indiano, di echi di impronte di foglie, di ricerche archeologiche ed alchemiche.

Raccolgono minuscoli collage ed ospitano ombre di figure, trame di pensieri e memorie di architetture palladiane. Queste opere parlano di Malfermoni e del suo spirito interiore. Nelle strisce palpita un sentire vicino alla realtà: è bagnato di ruggine e i diversi cromatismi sono ottenuti da spezie, argille, pastelli, catramina. Distante, sullo sfondo degli Scroll, i colori azzurri respirano appena fra le polveri d’oro. Nella mostra, con il patrocinio del Comune e di Axa, si uniscono gli anni delle esperienze alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia con gli artisti L.Crippa, E.Finzi, A.Kramer,i Libri d’Artista e la scuola di calligrafia, riflessi nelle stoffe lievissime, nei segni leggerissimi posti accanto a più robuste colature di colore. Anche un’impronta di mano che introduce vitalità può dare un’indicazione sulla capacità di Malfermoni di accogliere segni e parole: alcune stoffe morbidamente pendono dall’alto in colori diversi, risaltano per mettere in evidenza la lievità e la pittura, la possibilità di far convivere nello stesso spazio motivi differenti, memorie, brani di immagini interpretati dall’intenzione di dar loro forma. In un pannello elementi architettonici hanno riferimenti precisi alla città palladiana, in altri appaiono ripresi i giardini fioriti rinascimentali ed in altri ancora forme stilizzate di figure partecipano all’ispirazione mentre alcuni spaghi danno tridimensionalità alle opere. La sensibilità entra come primo elemento nella mostra, definisce la scelta dei materiali e dei colori e trasforma Malfermoni in una regista della conoscenza.

Conduce laboratori creativi per Scuole e Comuni e, negli scorsi anni, per l'Università di Padova. Ha collaborato con case editrici, compagnie teatrali, gruppi musicali, comuni, associazioni, scuole, per la realizzazione di materiali artistici. Ha esposto in numerose personali e collettive di pittura e libro d'artista, in Italia e all'estero, ottenendo più volte premi e segnalazioni.

Lia Malfermoni

L’Idea 

Piazza dei Signori, 56 

Orario: 9-12.30 e 16-19

Chiude il 3 ottobre 2016

di Maria Lucia Ferraguti

Il proposito di Lia Malfermoni nei lavori recenti appare quello di creare un particolare cortocircuito con il passato così da estrarre alcuni elementi per immettervi la sua visione. Da qui le particolari serie di figure femminili denominate “veggenti”, alcuni “capricci” architettonici ed altri dipinti di “corpetti” entrano in tele appese simili ad antichi arazzi. Dimostra le sue capacità espressive in un colore bituminoso, oscuro e lievitante nelle tonalità grigie, particolarmente idoneo ad accordarsi con l’enigma dello sguardo, celato dalle mani.
Un colore nei lavori che per la ricerca di Malfermoni, rivela le potenzialità espressive e le avventure materiche, nelle increspature del catrame, del caolino, come dell’argilla, della cenere, quindi del pastello, dell’inchiostro poi dello zafferano e dell’oro. Materie inesauste nelle fusioni, lente nell’emergere, distese e colanti. Dall’architettura palladiana trae spunti, che entrano nei lavori in piccoli formati con degli esiti particolari, scenografici, di capitelli, archi e colonne arricchiti da statue. Nei capricci delinea le figure, riprende la dominate del colore bruno. Poi, nel cambiare recupera con il colore un aggraziato indumento femminile, come il corpetto, per inserirvi la dimensione logica di alcune scritte. 

Lia Malfermoni ha frequentato dal 1974 al 1980 il Circolo “La Soffitta”, sotto la guida del Maestro Otello De Maria. Successivamente ottiene l'attestato di Visualizer presso il CESMA di Milano per poi continuare gli studi di pittura alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia con gli artisti L. Crippa, E. Finzi, A. Kramer. Frequenta inoltre corsi annuali di libro d’artista presso la stessa scuola con i maestri M. Dolcetti, A. Kramer, S. White, C. Galbraith. In Germania studia xilografia (Böhlen), pittura (Berlino) e installazione (Lipsia) con A. Kramer. Nel 2008 e nel 2009 è stata invitata dalla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia a partecipare a due progetti sul libro d'artista alla Stazione dell'Arte di Ulassai, con la presenza di Maria Lai. Nel 2011 entra in contatto con la Fondazione D'Ars Oscar Signorini di Milano, che la invita a esporre in mostre personali e collettive in Italia. L’anno successivo partecipa ad un workshop di calligrafia con Brody Neuenschwander, presso la Scuola Internazionale di Grafica di Venezia. Insegna e si è specializzata in educazione alla comunicazione visiva. Conduce laboratori creativi per Scuole e Comuni e, negli scorsi anni, per l'Università di Padova. Ha collaborato con case editrici, compagnie teatrali, gruppi musicali, comuni, associazioni, scuole, per la realizzazione di materiali artistici. Ha al suo attivo numerose personali e collettive di pittura e libro d'artista, in Italia e all'estero, ottenendo più volte premi e segnalazioni.

da "La domenica di Vicenza" - 3 settembre 2016

QUADRI COME FRAMMENTI SOCIALI

Lia Malfermoni passa dalla sabbia ai numeri e mette in scena un linguaggio minimalista, lieve e poetico

Nello spazio “L’Idea” di Maria Luisa Amatori, in piazza dei Signori 56, da stasera sarà aperta al pubblico una personale di Lia Malfermoni, artista vicentina che elabora temi sociali con un’intensità lieve e poetica. Attiva dall’inizio degli anni Settanta, (inizia a dipingere sotto la guida di Otello De Maria dal 1974 al 1980), Malfermoni matura la sua formazione al Cesma di Milano e alla Scuola internazionale di grafica di Venezia. Nella stessa scuola frequenta i corsi annuali di libro d’artista. Pittura e materie raccolte dall’uso del mondo le servono spesso a mettere in scena un linguaggio concettuale e minimalista di grande suggestione ciò che quello stesso mondo agisce e muove: nel bene e nel male, collettivamente o singolarmente. Gli argomenti sono praticamente infiniti: dai delicati temi relativi alle donne nella loro vita privata, nelle relazioni pubbliche e nella politica, a quelli dedicati alle mille guerre anche ideologiche che affliggono il mondo e della quali Malfermoni è attenta e sensibile interprete. La sua indole la incita poi ad approfondire sempre nuovi ambiti di studio, alla ricerche di tecniche che meglio si attaglino a ciò che va detto e che non si può tacere. Ecco dunque come, tra il 2000 e il 2004, è in Germania a studiare xilografia a Bohlen, pittura a Berlino e installazione a Lipsia. E poi, nel 2008 e nel 2009, invitata dalla Scuola internazionale di grafica di Venezia al lavorare a due progetti sul libro d’artista alla Stazione dell’Arte di Ulassai, con Maria Lai.

Lo studio e la ricerca si alternano ad attività espositive, personali e collettive (a Milano e a Venezia) e in Europa. La formazione continua (del 2012 è la partecipazione ad un workshop con Brody Neuenschwander, nella Scuola internazionale di grafica di Venezia) è anche funzionale ai corsi e ai laboratori creativi che tiene con successo e passione non solo per scuole e comuni ma anche all’ateneo di Padova. Le opere presentate in questa personale manifestano quella sua particolarissima cifra espressiva “in bilico tra insistenza materica e tenuità della rappresentazione. Immagini archetipiche sembrano scaturire da uno speciale rapporto simbolico tra strumenti e supporti utilizzati. Opere di massima riduzione formale smontano la complessa grammatica dell’arte: ci rendono coscienti dell’alfabeto della nostra percezione”.

Nulla è escluso nell’utilizzo di Malfermoni: dalla sabbia ai numeri, dalle lettere ai pigmenti, dai frammenti dismessi della civiltà a quelli della natura: importante è farli parlare in modo chiaro e suasivo. La mostra, verrà inaugurata oggi alle ore 18.30 e sarà aperta la pubblico da domani al 3 ottobre 2016.

 
Giovanna Grossato 
Giornale di Vicenza del 1 settembre 2016